Sukmawati Suryaman, imprenditrice indonesiana di 28 anni, si è scoperta un giorno molto frustrata di fronte all’impossibilità di regalare alla sua nipotina una bambola vestita “decentemente” secondo i suoi standard religiosi. E’ stato proprio quel giorno che a Sukmawati è venuta in mente Salma, la bambola che possa offrire un’alternativa più modesta e compita, conforme ai canoni musulmani, all’occidentale Barbie.
Il nome del giocattolo deriva dalla parola “salamah”, pace in arabo, e pur con i suoi abiti semplici lunghi fino alla caviglia ed il velo sul capo, è diventata presto un oggetto culto per le bambine musulmane, che ricevono per tradizione un regalo alla fine del Ramadan, il mese di digiuno terminato da poco.

Il sito internet dedicato a Salma la definisce senza problemi la “bambola Barbie musulmana”, proprio mentre la Mattel riceve numerose critiche da parte dei genitori statunitensi per aver messo sul mercato la prima Barbie che fa shopping con la carta di credito (ed una carta di credito che non va mai in rosso non insegna probabilmente una buona lezione alle bambine degli States).
Disponibili con venti vestiti differenti, ognuno adeguato ad un’occasione in particolare, dalle serate eleganti ai momenti di preghiera, le bambole costano dalle 60.000 alle 80.000 rupie l’una (tra i 4 ed i 5 €).
Salma, per ora in vendita solo in Indonesia, verrà presto esportata in numerosi paesi a maggioranza musulmana.
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