Esistono alcune manifestazioni artistiche alle quali bisognerebbe offrire più risonanza: è il caso, ad esempio, del progetto di gruppo “20 Eventi” organizzato nel 2007 a Bocchignano, vicino a Roma: come si può ignorare, infatti, l’opera di Jan Vormann, che si è dedicato al minuzioso lavoro di riparare le crepe nei muri di un intero paese usando le costruzioni Lego?
Nel piccolo paesino della Sabina alcuni secolari muri in pietra esibiscono ora delle curiose chiazze colorate: è li che Vormann è intervenuto, riempiendo buchi ed intercapedini con i famosi mattoncini e regalando al luogo un aspetto senza dubbio sconcertante.


P!NkInSiDe
Giugno 9th, 2008 alle 17:49
Bellissimo! C’è anche una stupenda citazione cinematografica, nessuno l’ha notata?
P!NkInSiDe
Giugno 9th, 2008 alle 17:50
Uffa che palle mi sbaglio sempre a commentare….
Plainsong
Giugno 9th, 2008 alle 17:50
Mi pareva strano…
a quale post ti riferivi?
sabrina
Giugno 11th, 2008 alle 23:35
aktro che i studi che hai fatto…questa è la nuova frontiera…
ahahahahah
ciao annalisa
federico tucci
Giugno 13th, 2008 alle 13:15
più vado avanti e più mi sento fuori dal mondo… fermo restando che, per mura portanti che sono rovinate seriamente, tanto da comprometterne la stabilità, i mattoncini del lego non sono proprio da usare, c’è pure da notare che viene ad essere stravolta l’estetica del muro, e difficilmente un comune accetta queste cose. Infine, dal punto di vista cromatico, fa decisamente schifo…. non è che per caso chi ha avuto queste idee fa parte di quella categoria di….. dei writers, che si divertono ad imbrattare tutto?
Plainsong
Giugno 13th, 2008 alle 13:21
Io lo trovo molto gradevole a vedersi, invece. E soprattutto, originale per una volta. Qualcosa di nuovo in un paese dove non si vedono belle novità da tempo. Dove sta scritto che non possiamo fare qualcosa di nuovo col grande patrimonio architettonico che abbiamo in Italia?

E d’altro canto l’installazione non è permanente, non va ad intaccare in alcun modo la struttura del muro nè a danneggiare alcunchè. Non vedo dove sia il problema.
E se i writers riescono a creare capolavori come questo, direi che non è il caso di disprezzare l’intera categoria con tanta superficialità.