I più ambientalisti di noi non possono fare a meno di preoccuparsi, giorno dopo giorno, della situazione disastrosa in cui versa ormai il nostro povero pianeta. La soluzione, lo sappiamo tutti, è in mano ai singoli individui, che sono chiamati a fare la loro parte riducendo le emissioni di CO2, riciclando ed informandosi sulla provenienza dei prodotti che consumano. Col passare del tempo, chi riesce a “pensare verde” ha modificato piccole e grandi abitudini della sua routine giornaliera ed esprime il suo attaccamento al pianeta quotidianamente.
Scommetto però che a ben pochi è venuto in mente un particolare aspetto della vita che l’occhio critico di un ecologista dovrebbe prendere in esame: come la mettiamo con il nostro funerale?
Presto o tardi, si sa, ci arriveremo tutti e, visto che per allora probabilmente non ci importerà più molto delle nostre spoglie terrene, perchè non approfittarne per compiere un ultimo, estremo atto di ambientalismo?
Vi ho già parlato in passato dell’impatto ambientale causato dall’industria funebre, ma esiste un modo per ovviare al problema: farsi seppellire in una bara ecosostenibile in cartone.
A produrrele Ecoffin è la ditta Tri-Wall K.K., specializzata nella produzione di scatole per imballaggi, e la bara è realizzata in un particolare tipo di cartone fabbricato col legno di alberi provenienti da selvicolture sostenibili.
Essere seppelliti in una bara di questo tipo significa utilizzare metà del legno impiegato per la fabbricazione di una bara tradizionale e sprecare metà dell’energia in caso di cremazione. Qualora seppellite nel terreno, inoltre, queste bare inquinano un terzo di quanto farebbe  una bara standard.
La compagnia promette infine di piantare dieci alberi di pino rosso in Mongolia per ogni bara prodotta. Dunque perchè non fare di questa bara il nostro testamento ambientalista?[via Japan Probe]

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